Blog di Maurizio Ferraris
Giornali di Maurizio Ferraris

Il kit della metafisica


Il Sole 24 Ore, 27 gennaio 2008

 

Sebbene ci siano molti inglesi (da Moore a Ryle, da Russell a Strawson), un australiano (Armstrong), e un emigrato tedesco (Carnap), si potrebbe intitolare questa bellissima antologia “Metafisica Transatlantica”, non solo perché alla Columbia University di New York insegna il suo curatore (peraltro italianissimo) Achille Varzi, ma anche per l’effetto di novità, potenza, precisione, lusso, che hanno la maggior parte delle cose che arrivano dall’altra parte dell’Atlantico.

Organizzato in sei parti (esistenza, identità, persistenza, modalità, proprietà, causalità), introdotte da Varzi con chiarezza esemplare, il volume raccoglie i due filoni, all’ingrosso, in cui è divisa la metafisica angloamericana, la metafisica descrittiva (prevalentemente inglese, interessata alla descrizione mondo come si presenta al senso comune) e quella prescrittiva (prevalentemente americana, maggiormente interessata a una ridescrizione del mondo come auspicabilmente può essere grazie all’intervento della scienza).  Nei suoi libri teorici, Varzi predilige la seconda, ma qui osserva una rigorosa par condicio, dunque abbiamo a che fare con uno strumento utilissimo in un panorama filosofico che ha visto il ritorno in grande stile della metafisica.

Ecco il punto che vorrei sottolineare cercando di ricostruire il contesto in cui trova senso una iniziativa editoriale come questa. Una disciplina che nel continente era data come spacciata, ora torna a farsi sentire, al punto che un libro di Habermas, Il pensiero post-metafisico, che è del 1988, e che allora aveva un titolo perfettamente in der Mode, tradotto nel 2006 appare come invecchiato almeno nel titolo. Proviamo allora a mettere ordine in questa storia di rinascite, ritorni, rivoluzioni.

Incominciamo dai continentali, dove le posizioni che hanno determinato il declino della metafisica sono state tre. Prima di tutto, dopo Kant, la metafisica è stata criticata come fonte di saperi astrusi e non più in linea con i tempi, e in questo si è manifestato il sottile scientismo che attraversa l’idealismo postkantiano, che non scrive Ontologie o Metafisiche, ma Dottrine della scienza. Nel momento in cui assumiamo che la scienza è il paradigma fondamentale sia della conoscenza, sia dell’esperienza, la metafisica va in soffitta, e cede il passo all’epistemologia. Chiamiamo questa posizione “Postmetafisica”. Tuttavia, proprio questa condizione residuale può aver costituito una tentazione per chi volesse fare una filosofia anti-idealista, o antiscientifica, o più semplicemente religiosa, e di qui si è avuto lo sviluppo di una metafisica su basi dapprima antikantiane, poi spiritualiste ed esistenzialiste. Chiamiamo questa posizione “Neometafisica”. Infine, e anche questo è tipico della tradizione continentale, il rinnovamento in filosofia, che passasse da Bergson a Nietzsche a Heidegger, ha significato sistematicamente una critica della trascendenza tradizionale, e dunque con l’attacco dei neometafisici e dei postmetafisici (accusati di scarsa radicalità). Chiamiamo questa posizione “Antimetafisica”.

Nel mondo inglese e americano, invece, le cose sono andate molto diversamente. Rispetto ai Postmetafisici, fossero pure giganti come Hegel, c’è stata una adesione non incondizionata, e velata dalla ironia di Carlyle in Sartor Resartus (1831), che parodiava un idealista tedesco dei tempi, il Professor Teufelsdrockh, che sembrava poco meno acchiappanuvole del metafisico Pangloss (cioè Christian Wolff) parodiato da Voltaire in Candide (1759). Rispetto ai Neometafisici, è poi mancata una forte tradizione di riferimento come la Chiesa Cattolica che motivasse le ricerche in quel senso. E i novatori sono stati tutti Pragmatisti (in positivo) e non Antimetafisici (in negativo). Questo ha fatto sì che la metafisica potesse continuare a crescere e a venire insegnata senza apparire un arcaismo.

Indipendentemente dalle interpretazioni, resta il fatto che la metafisica oggi rialza le proprie quotazioni dove era ancora sul mercato (analitici), e ritorna sul mercato là dove ne era praticamente uscita (continentali), tolto il caso di grandi figure come Pierre Aubenque o Enrico Berti. Da cosa dipende? Faccio una ipotesi. Per gli analitici, è il desiderio di confrontarsi con grandi temi, quelli tradizionali della metafisica, non limitandosi alle analisi di dettaglio. Caratteristicamente, il libro che più apertamente ha dato il là in questa direzione, Spiegazioni filosofiche di Robert Nozick (1981) si apriva con una sezione di Metafisica. Nella tradizione continentale, che di Grandi Temi non era mai stata a corto, il ritorno della metafisica (o della ontologia: diversamente da Varzi sono portato a trattarle come equivalenti, o almeno che cercare di separarle è un gioco che non vale la candela) ha coinciso invece con un richiamo al realismo dopo la stagione ermeneutica. C’è qualcosa, l’essere non si risolve semplicemente nel linguaggio, ci sono fatti che non si riducono a interpretazioni. Qui la svolta è più recente, e si può far risalire a Kant e l’ornitorinco (1997) di Eco.

Proprio in questo quadro, torna utilissimo lo strumentario di scoperte o di riscoperte e riattualizzazioni che ci viene dalla metafisica transatlantica, che può ovviamente essere arricchito sia dalle risorse della tradizione, sia dalla costruzione di nuove teorie, giacché è passata da un pezzo anche da noi l’epoca in cui la pratica filosofica si riduceva a una attività di import-export. Non solo il linguaggio, come voleva Wittgenstein, ma probabilmente anche la filosofia è una scatola di attrezzi, e questa elegante e funzionale valigetta con le sue chiavi inglesi e cacciaviti americani sarà di sicuro aiuto ai filosofi di buona volontà anche da questa parte dell’Atlantico.

 

Metafisica. Classici contemporanei, a cura di Achille C. Varzi, Roma-Bari, Laterza 2008, pp. 536, Euro 28,00.

 

11:32 - Mon 28 January 2008 - Invia un commento


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...sempre ottimi i suoi articoli sull' assurdita' della comunicazione moderna di cui tutti siamo dipendenti. ma almeno lamentiamoci!

distinti saluti,

Paolo Solinas


Paolo Solinas - 13:42 - Mon 19 May 2008

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