Blog di Maurizio Ferraris
Giornali di Maurizio Ferraris

«Ascoltino il Papa, ma lui stia attento a quel che dice»


Il Secolo XIX, 15 gennaio 2008

 

Hanno fatto malissimo i 67 professori romani che si sono opposti alla visita di Ratzinger alla Sapienza. Non potevano fare peggio. L’anno scorso, in una circostanza per molti versi analoga, la richiesta del Presidente Iraniano di tenere una conferenza alla Columbia University di New York (una chiara provocazione, visto che la Columbia è una università con una fortissima impronta ebraica), una volta la Columbia ha glissato adducendo motivi di ordine pubblico, un’altra, invece, ha lasciato parlare il Presidente. Non l’avesse fatto, avrebbe dato il destro a chissà quali polemiche; quelle a cui assistiamo oggi in Italia.

Pazienza, errori ne fatto tutti, e in fondo i 67 professori hanno dimostrato una mancanza di tatto e di sensibilità politica più o meno pari a quella di Ratzinger che pochi giorni fa ha tirato inopinatamente le orecchie agli amministratori di Roma, e che sembra ormai un habitué dei piccoli o grandi incidenti diplomatici.

Entriamo invece nello specifico. I professori romani erano infastiditi dal passo di un discorso tenuto da Ratzinger, allora cardinale, a Parma nel 1990 (e pubblicato due anni in un volume delle edizioni Paoline, Svolta per l'Europa? Chiesa e modernità nell'Europa dei rivolgimenti, pp. 76-79), in cui il futuro Papa diceva che il processo a Galileo era stato sostanzialmente giusto, e corroborava la propria affermazione con l’autorità di un filosofo comunista, Ernst Bloch, di un epistemologo anarchico, Paul K. Feyerabend, e del fisico Carl Friedrich von Weizsäcker, che aveva partecipato al programma nucleare nazista.  Il primo ha detto (criticando la “scienza borghese”) che il sistema di Galileo e le sue pretese di oggettività sono un residuo del passato; il secondo che tutto sommato, visto che la verità oggettiva non esiste, il Cardinale Bellarmino non aveva più torto di Galileo; e il terzo che Galileo (e perché non Pascal, inventore dei calcolatori e morto in odore di santità?) ha spianato la via alla bomba atomica.

L’uso di rifarsi ad autorità laiche per criticare la scienza moderna e il pensiero autonomo è un vecchio strumento della polemica cattolica, soprattutto dalla Controriforma in avanti, e ha avuto campioni di meravigliosa lucidità intellettuale e di sfavillante stile letterario, come Joseph de Maistre. Il caso di Ratzinger è ovviamente diverso. Infatti, è difficile non restare perplessi di fronte a un uso così strumentale dei testi e delle teorie fatte da quello che Mastella ha definito “sommo teologo”, senza peraltro pronunciarsi, con una cautela che gli fa onore, sulle sue doti di ermeneutico e di epistemologo.

Concentriamoci sul richiamo a Feyerabend, che è di gran lunga il più sorprendente e spregiudicato. Autore di un libro intitolato Contro il metodo (dove il metodo in questione è quello della scienza), Feyerabend era un anarchico, e – si badi bene e si ponderi questa circostanza –  l’apostolo sfegatato del relativismo condannato da Ratzinger. Diceva che ogni teoria va bene, visto che nessuna teoria è vera, che si ha sempre a che fare con visioni del mondo inconciliabili, e che dunque, dal suo punto di vista, all’interno dell’orizzonte culturale in cui era cresciuto, aveva ragione Bellarmino, che processava Galilei. Sotto queste tesi c’era la critica nei confronti del mito della verità scientifica come verità oggettiva e indipendente da paradigmi interpretativi. Ma si trattava di una visione corrosivamente scettica e profondamente nichilistica, perché toglieva alla scienza la speranza di giungere alla verità, considerandola piuttosto una pratica culturale relativa a contesti circoscritti e storicamente determinati.

Ora, come sappiamo, Ratzinger ha costruito la propria reputazione  sulla critica del relativismo proprio come Rudolph Giuliani l’ha edificata sulla tolleranza zero. Vederlo citare come autorità proprio Feyerabend non può non sconcertare, ma si vede che, quando si tratta di criticare la scienza in nome di una “ragione più ampia” (cioè la fede, o almeno la dottrina cattolica), tutto va bene, come diceva Feyerabend; anzi, diciamolo francamente, tutto fa brodo. Nella sua lotta contro il mondo laico, Ratzinger, inserendosi anche qui in una tradizione molto viva nella Chiesa Romana, si avvale di tutti gli strumenti che possono tornare utili alla bisogna, con un pragmatismo che è sempre stato uno dei motivi di forza del cattolicesimo.

Tutto sommato, in questa vicenda possiamo vedere una ulteriore nemesi del postmoderno. Chi ha seminato a piene mani uno scetticismo e un relativismo irresponsabili, come Feyerabend, non sarebbe stato tanto contento a vedersi strumentalizzato da Ratzinger, ma nella fattispecie è Ratzinger che ha ragione, dal punto di vista pragmatico. Anche se, dal punto di vista teorico, Ratzinger compie un doppio salto mortale, che consiste nell’adoperare un nichilista e relativista come mazza nel suo Kulturkampf contro il nichilismo e il relativismo.

Ci si direbbe di fronte a un Talleyrand redivivo, ma non è così. Perché il vescovo e principe, ministro di Napoleone ed eroe della Restaurazione, era un miracolo di diplomazia, mentre il vescovo di Roma è il re delle gaffes. Non passa giorno che non ne faccia una, ed è difficile non perdere la pazienza, soprattutto quando, sul più bello, dopo aver citato Feyerabend e il dialogo, volge le spalle a tutti e si mette a dir messa in latino.

Tuttavia, è proprio la pazienza che non bisogna perdere, per non permettere che venga meno il dialogo tra il mondo laico e il mondo religioso, a causa della tensione crescente che Ratzinger (a differenza del suo grande predecessore, che d’altra parte non ha mai fatto mistero delle sue idee politiche) sta causando con il suo pontificato. Accogliamolo dappertutto, ascoltiamo i suoi discorsi, ma lui faccia un po’ più di attenzione a quello che dice. Recentemente Zeffirelli si è offerto di assisterlo sulla costumistica e il look un po’ troppo vistoso. Qualcuno dei 67 professori protestatari faccia un atto di carità laica, e si offra come assistente per i suoi discorsi.

 

09:00 - Tue 15 January 2008 - Invia un commento

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